Brigata Nino Stella

Eroi della resistenza nel vicentino

La compagnia Turcato stanziata a Valdagno faceva parte della XXII brigata nera Faggion di Vicenza. Fu una delle compagnie più feroci tra tutte quelle delle brigata nere, non solo del vicentino. 
Da Atlante delle stragi nazifasciste  riportiamo gli episodi in cui fu certamente presente la compagnia Turcato

  1. Coste Cornedo Vicentino 14-6-1944 (mercoledì, 31 maggio 1944 - mercoledì, 14 giugno 1944)  Vittime complessive: 1
  2. Valdagno 3-7-1944 (lunedì, 3 luglio 1944) Vittime complessive: 7
  3. via San Biagio Vicenza 14-12-1944 (giovedì, 14 dicembre 1944) Vittime complessive: 1
  4. VALDAGNO 28.12.1944 (giovedì, 28 dicembre 1944) Vittime complessive: 1
  5. Villa Favorita Valdagno 28-12-1944 (giovedì, 28 dicembre 1944) Vittime complessive: 1
  6. Valli di Castelgomberto 29-12-1944 (venerdì, 29 dicembre 1944) Vittime complessive: 1
  7. contrà Grilli Quargenta di Brogliano 20-2-1945 (martedì, 20 febbraio 1945) Vittime complessive: 5
  8. contrà Facchini Sinistra Recoaro Terme 23-2-1945 (giovedì, 22 febbraio 1945 - martedì, 23 febbraio 1943) Vittime complessive: 1
  9. Selva di Trissino 26-3-1945 (sabato, 24 marzo 1945 - lunedì, 26 marzo 1945) Vittime complessive: 5

Oltre a questi episodi che videro la compagnia in azione la Turcato gestì l'imprigionamento e la tortura di numerosi partigiani dei quali numerose donne che furono ferocemente torturate e stuprate. 
I fascisti della Turcato dal Luglio 44 alla liberazione affiancarono inoltre i tedeschi nelle deportazioni della manodopera e nelle requisizioni (veri e propri furti)

La rinascita del partito fascista

 Il 25 settembre 1943 si ha la prima riuniune organizzativa del nuovo partito fascista di Vicenza; non siamo ancora alle brigate nere e non è ben chiaro ne' il ruolo, ne' il potere del partito fascista; comunque nell'illusione di contare qualcosa si dà indicazione alla popolazione di rivolgersi al PNR per il disbrigo delle pratiche, anche quelle richieste e di competenza dei tedeschi. Le adesioni sono pochissime e gran parte degli iscritti sono ricattati o direttamente o attraverso la minaccia di deportazione dei figli in età militare.

Pochi e disprezzati i fascisti comunque attuano una serie di vendette, talvolta assolutamente meschine, contro chi in 25 luglio aveva festeggiato la caduta del regime. Lo Stato di Diritto viene assolutamente a mancare, vengono estromessi dalle indagini i carabinieri, le denunce non vengono inoltrate alla magistratura; le organizzazioni locali diventano istruttori, giudici ed esecutori di processi farsa. Comincia in questa fase la rapina dei beni degli antifascisti; per fortuna data l'esiguità delle forze fasciste queste cose sono limitate e non paragonabili a quello che succederà con la formazione delle Brigate Nere.
In questa fase, nella terza riunione di Valdagno il 31 ottobre vengono eletti:
Luigi Andrighetto vicedirettore della filatura Marzotto che finirà fucilato il 30 Aprile 45
Emilio Carlotto, Agostino Agosti, Ugo Cazzola, Vito Limoli e il rag. Emilio Tomasi anche questo della filatura Marzotto. Il Commissario Federale a metà novembre sostituisce l'Andrighetto con il Tomasi. 
Alla fine del febbraio 44 i fascisti si armano, sia pure in forma riservata, perchè ormai è chiaro che la resistenza li ha posti tra gli obiettivi da eliminare.

Nascono le Brigate nere

Nell'estate del 44 il Segretario Nazionale del PFR Pavolini propone al duce la militarizzazione del partito e la creazione di una struttura simile alle SS tedesche.

Le Brigate Nere sono l'esercito personale di Pavolini, il suo è il "partito armato" dell'ultimo fascismo nato non per vincere ma per trascinare nella sua rovina quanti più nemici possibile. E sono considerati nemici tutti quelli che non applaudono entusiasticamente queste compagnie della morte. Le azioni delle Brigate Nere non sono azioni militari, ma azioni contro i civili. La compagnia Turcato si distinguerà nel pur vasto panorama di queste bande di criminali.

Come opera la Turrcato

La compagnia della brigata nera "Turcato" opera in relativa autonomia dai tedeschi che profondamente la disprezzano. Non è permesso alla Turcato effettuare operazioni militari senza il permesso dei tedeschi, ma deve essere pronta ad obbedire non appena i tedeschi chiedono il suo intervento per i rastrellamenti. Nella sua autonomia la Turcato indirizza la propria azione contro gli antifascisti attraverso assassinii isolati, feroci torture che avvengono all'ultimo piano di Palazzo Festari a Valdagno e azioni tendenti a scoprire i nascondigli dei partigiani. Sebbene, diversamente da altri gruppi come quello del Capitano Polga non abbia organizzato rapine è da ritenere che le torture e la caccia ai partigiani (in particolare alla staffetta Wally) non fossero estranee al tentativo di mettere le mani su parte del tesoro di cui la Stella era venuta in possesso con l'assalto alla marina di Montecchio. Un milione avrebbe permesso a questi criminali di fuggire in Svizzera e scomparire nel caos del presunto dopoguerra.

Il giusto epilogo per questa banda di sadici assassini 

A Valdagno, l’ “ultimo atto” si consuma tra lunedì 30 aprile e lunedì 7 maggio con la fucilazione di 5 dei brigatisti della “Turcato”, maggiormente coinvolti in azioni sanguinose contro partigiani e antifascisti.
Il 30 aprile ’45, congiuntamente sottoscritto dal CLN di Valdagno e dalla Brigata “Stella” è affisso un manifesto che annunciava che “al campo sportivo di Valdagno sarà fatta giustizia nei confronti di tre criminali capi responsabili della locale ex Brigata Nera. La popolazione è invitata ad assistere all’esecuzione della sentenza, che avrà luogo oggi 30 aprile 1945 alle ore 18”.
All’ora stabilita una scorta di agenti della Divisione generale di Polizia conduce nel campo sportivo Emilio Tomasi, Italo Caovilla e Luigi Andrighetto, che posti al muro di fronte alle tribune colme di gente, sono giustiziati da un plotone d’esecuzione della Brigata “Stella”.
Il 4 maggio è la volta di Giovanni Visonà, esponente di primo piano della brigata nera. E’ condotto nella Valletta Facchini di Sinistra, lo stesso luogo dove il 23.2.45, insieme ad altri due giovanissimi brigatisti, ha torturato e ucciso il partigiano Attilio Dalla Bona “Gian”, il medico della “Stella”, e lì giustiziato dai partigiani.
Lunedì 7 maggio è giustiziato al cimitero di Valdagno, Saverio Lora detto “Bronsetto”.
 
Non è inutile ricordare che "Catone" chiese a chi aveva avuto un familiare ucciso o era stato lui stesso ferito dalla Brigata Nera se voleva far parte del plotone d'esecuzione. Non sono stati conservati i nomi del plotone, ma siamo certi che Peghin Teresa e il fratello  (padre ucciso) e Traforti Quirino (fucilato e soravvissuto) si rifiutarono di farne parte