1-2 agosto 1944: scontri e rastrellamenti a Recoaro Terme (Valle dell’Agno)
1. Domenico Campanaro “Rolando”; partigiano, cade in combattimento a S.
Quirico di Valdagno l’1.8.44.
2. Gio Batta Caneva, cl.1884, contadino; civile di Contrà Facchini di Recoaro Terme ucciso per rappresaglia in Contrà Facchini l’1.8.44.
3. Fausto “Faustino” Frizzo “Ruiz” di Arcangelo e Antonia Benetti, cl.22, nato a Brogliano da genitori recoaresi; partigiano del Btg. “Romeo” della Brigata “Stella” caduto in combattimento a Recoaro Terme il 2.8.44. È decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare.
“Dodici partigiani, alcuni dei quali ancora disarmati, si scontrano con venti tedeschi in contrada Facchini di Recoaro. Quattro partigiani vengono catturati e inviati in Germania, Un civile di 60 anni ucciso per rappresaglia dal nemico. Due tedeschi gravemente feriti”.
Il 1° agosto sono catturati in Contrà Facchini di Recoaro quattro partigiani, Francesco D’Ambros e suo zio (figlio e fratello di Giuseppe D’Ambros “Marco”), Errico Cappannari, figlio di Oddo, ed Emilio Cappelletti “Wallace”, poi deportati in Germania. Otto partigiani riescono a fuggire, tra cui Giuseppe Ponza “Fumo”.
Per rappresaglia è ucciso un civile, Giò Batta Caneva, e lo stesso giorno a S. Quirico di Valdagno cade il partigiano Domenico Campanaro “Rolando”.
“Per la notte seguente, quella del 2 agosto, i partigiani del Battaglione Romeo organizzarono un’azione allo scopo di liberare i loro compagni. Al gruppo si aggiunse, informato dell’azione da una staffetta, il garibaldino Faustino Frizzo “Ruis” che si nascondeva nei pressi di Contrà Ongaro o Pintari. La sera dell’attacco alla caserma le squadre impegnate nell’azione erano due: la prima, composta da 6/7 uomini e comandata da Benvenuto Volpato “Armonica”, doveva occupare la caserma e liberare i partigiani; la seconda, composta anch’essa da 6/7 uomini e comandata da Pietro Benetti “Pompeo”, era di supporto nei pressi della caserma stessa. Nonostante la parola d’ordine per farsi aprire fosse stata fornita da Giuseppe D’Ambros “Marco”, i fascisti asserragliati nella caserma si accorsero dell’inganno e cominciarono a sparare. La reazione dei repubblichini fu così determinata da spingere “Armonica” a ordinare la ritirata. Fallita l’azione, i partigiani si spostarono in località Giochele dove, il mattino successivo, furono raggiunti da una staffetta che li informò della morte di Frizzo. “Ruis” fu colpito alla testa e morì lungo la stradina che porta all’albergo All’ Isola. Il corpo rimase lì per molto tempo poiché nessuno aveva il coraggio di portarlo via. Dato che i partigiani non potevano riprendersi la salma, se non a rischio dell’arresto sul posto, si fecero avanti uno zio e dei parenti di Brogliano che lo prelevarono e lo seppellirono in tutta fretta, purtroppo senza nessun compagno presente al saluto finale. Luigi Pierobon “Dante”, sulla morte di Faustino Frizzo scrisse, in una lettera indirizzata a Rigodanzo Alfredo “Ermenegildo - Catone”: «… Un nostro migliore amico, uno dei primi in tutto e dei più anziani, “Ruiz” non c’è più…»” (Michele Garbin).
“Il 2 agosto, in Recoaro, quel presidio della GNR veniva attaccato da circa 100 banditi armati. La pronta e decisa reazione dei militi – due dei quali rimanevano feriti – faceva fallire l'attacco e arrecava la perdita di un bandito rimasto ucciso.” dal Notiziario (“Mattinale”) della GNR di Vicenza al Duce del 9.8.44.