Brigata Nino Stella

Eroi della resistenza nel vicentino

LE "BANDE NAZI-FASCISTE" DOPO LA LIBERAZIONE A VICENZA
Dopo la Liberazione, la presenza anche nel Vicentino di “bande nazi-fasciste” è una realtà ben conosciuta, anche se storiograficamente poco approfondita.
Nello Boscagli “Alberto”, il comandante della Divisione “Garemi”, in una comunicazione ai comandi delle brigate “Stella” e “Rosselli” e al CLN di Valdagno, così si esprime da Vicenza il 3 maggio ’45:
“Visto che dopo l’avvenuta liberazione della nostra zona gruppi di fascisti e tedeschi sono tuttora rifugiati nei boschi, il che costituisce un pericolo grave per le nostre popolazioni civili, la zona è considerata, tuttora e sino a nuovo ordine, zona d’operazione. Pertanto tutti i poteri militari, di polizia e di ordine pubblico vengono confermati alle forze della brigata Stella, forze già mobilitate e riconosciute precedentemente alla Liberazione”.
Il 7 maggio ’45, il Comando della Divisione partigiana “Garemi” dirama da Schio ai comandi di brigata le disposizioni per la riduzione della forza mobilitata e per i compiti di polizia:
“Dopo aver constatato la necessità di presidiare soprattutto ed espressamente la zona montana della nostra provincia e quella trentina per poter reprimere al nascere ogni tentativo da parte di fascisti e tedeschi di formare bande oppure per poter strozzare ogni eventuale azione di rappresaglia e di sabotaggio da parte di nuclei già formati, d’accordo con la Missione alleata e con l’Ufficiale di collegamento per il Ministero dell’Italia occupata, si è stabilito di procedere nei riguardi della smobilitazione delle nostre forze nel seguente modo: […]
Brigata Pasubiana. […] Dovranno essere presidiate da questa brigata le seguenti località: Arsiero, Posina, S. Pietro di Val d’Astico, Lavarone, Folgaria, Rovereto, Trento, Bolzano. Per questa brigata è stato stabilito di ritardare fino a nuovo ordine il suo disarmo […].
Anche il capitano John Orr-Ewing “Dardo”, comandante della Missione Alleata “Ruina Fluvius”, ha dichiarato che:
“[…] alcune unità nemiche nascoste nelle fitte foreste dei colli della zona [di Vicenza], erano riluttanti ad arrendersi […] ci furono piccole bande di crucchi, di russi e di fascisti che non sembravano avere alcuna intenzione di arrendersi e che ogni tanto effettuavano piccole incursioni per razziare cibo”.
Nel gennaio ’46, è scoperta a Vicenza una cellula delle SAM (Squadre d’Azione “Mussolini”), che porta all’arresto di una cinquantina di neofascisti in tutta la provincia, tra i quali figura Vittoria Polga, sorella del famigerato comandante della PAR e di Cesare Bellerio già della BN della Marina a Montecchio Maggiore.
Il programma della cellula prevede di raccogliere nuovi seguaci, organizzare rapine per finanziare formazioni fasciste in montagna, la schedatura dei partigiani e l’organizzazione di piani di fuga dei detenuti politici dal carcere di S. Biagio e dalle caserme “Sasso” e “Chinotto”.
L’8 gennaio '46, su segnalazione della Questura di Brescia, la Polizia di Vicenza è informata del probabile arrivo a Schio del “generale Cappello” (Franz Pagliani), già comandante la 3ª BN Mobile “Attilio Pappalardo” di Bologna. Nelle prime ore del pomeriggio alcuni informatori ne confermano l'arrivo e i Carabinieri ne eseguono l'arresto.
Il 21 gennaio ’46, il giorno dei funerali del comandante partigiano Giovanni Garbin “Marte”, sono arrestati in centro a Schio altri cinque neofascisti: Lamberto Ceccato detto “Gambastenca” da Schio, già GNR e agente del BdS-SD a Bassano del Grappa; Paolo Segapeli da Roma e “boia” del Btg. “Firenze” a Schio; Adolfo Prati/Piaia da Torino, già GNR a Schio, poi della “Tagliamento” a Torrebelvicino; la spia Maria Garito o Garino da Roma e Maria Ziggiotti da S. Giovanni Ilarione (Vr), la pseudo partigiana che dopo l'arresto di Prati/Piaia e la Garito o Garino si precipita dai Carabinieri ponendo “troppe” domande sull'arresto dei due. Certamente una strana coincidenza.
Sempre in quel periodo si registrano numerosi attentati contro sedi dell’ANPI e ad abitazioni di partigiani, come il 17 gennaio ’46, quando un potente ordigno scoppia all’ingresso della sede dell’ANPI di Thiene, in Piazza Chilesotti.
Il 21 gennaio ’46, un’altra bomba è fatta esplodere a Torrebelvicino, davanti alla casa di Aldo Bogotto “Aldo”, già vice comandante del Btg. “Apolloni”, e il giorno successivo un’altra contro l’abitazione di Angelo Pilati “Niso”.
Nel febbraio ’46, è smantellata un’altra banda neo-fascista operante sui Colli Berici al comando del maggiore Antonio Fabrotto, già responsabile dell’UPI/GNR di Vicenza.
Anche l’intelligence e il Governo Militare Alleato non sono certamente all’oscuro della situazione:
- “Nell’Italia settentrionale, le sacche di resistenza fascista continuavano a causare problemi. […] Gruppi isolati di fascisti armati saccheggiavano le case e rubavano il bestiame. L’intelligence alleata ricevette un rapporto secondo il quale uno dei capi era un ufficiale tedesco disertore delle SS”.
- A nord di Schio e nell’area circostante il Lago di Fimon e nei Colli Berici sono ancora attive almeno tre bande nazi-fasciste; la sicurezza britannica arresta nel luglio ’45 gli agenti nazi-fascisti: Giordano Forcolin, Lamberto Pesci, Otto Lehmann-Brokhause e Anna Maria Zehentner.
- Il Comando Alleato sceglie di tenere in efficienza un certo numero selezionato di partigiani appartenenti alle formazioni locali per contrastare bande armate di tedeschi e fascisti ancora attive e combattive nella parte nord della provincia [di Vicenza].
- In provincia di Vicenza, nella seconda metà di agosto, cresce la criminalità comune formata da ex repubblichini e tedeschi: bande armate di uomini in divisa e col volto coperto circolano in Val d’Astico e nelle contigue zone alpine, rubando e saccheggiando.
- Nell’autunno ’45 un gruppo armato neofascista è segnalato in località Torreselle di Isola Vicentina: cinque-sei uomini e una donna.
Numerose sono anche le segnalazioni dell’Ufficio Politico e della Polizia Partigiana al CLNP di Vicenza:
- Nella zona che va da Monteviale a Castelgomberto viene segnalata una squadra di dodici uomini comandata dall’ex brigadiere della Polizia ausiliaria repubblichina Luigi Prospero, la quale taglieggia le popolazioni della zona; agendo di notte hanno cercato di prelevare un capo partigiano, una donna è stata vista più volte recarsi a portare viveri in quella zona;
- Il capitano Longoni Renato, dopo la Liberazione è visto, ancora nel luglio '45, circolare armato con altri dieci sui monti sopra Castelgomberto;
- Dopo la Liberazione, ancora nel luglio '45, Alcide Fiore (“Banda Fiori”) si nasconde nella zona di Monte S. Lorenzo a Montecchio Maggiore, assieme al maggiore Antonio Boni; il collegamento è tenuto da Nuccia Cisco "Nucci" di Montecchio Maggiore;
Nel marzo '46 risulta ancora libero e operativo nella zona di Creazzo, in contatto con la “Banda Comparini” attiva sui Colli Berici;
- Giovanni Comparin evade dalle Carceri di Padova in Piazza Castello; nel gennaio '46 è visto transitare per Vicenza; sembra sia a capo di una banda SAM operante nei Colli Berici e Basso Vicentino.
- Palmiro Gastaldi, fa parte di un gruppo di brigatisti che continua ad operare contro i partigiani anche dopo la Liberazione, almeno sino al 12 maggio ’45 e partecipando all’attentato dinamitardo contro i partigiani alloggiati presso la caserma/asilo di Montecchio Maggiore.
- Il vice comandante la GNR di Vicenza, Angelo Maestrini, sembra organizzare un gruppo di resistenza, il “Gruppo Maestrini”, sui Prelessini Orientali, tra Passo Xon e Priabona, e tra il 30 aprile e il 22 maggio ’45 i nazi-fascisti si scontrano ripetutamente con i partigiani saliti sul Monte Civillina di Recoaro per snidarlo.
Malgrado tutto ciò, la sensazione è che non si sia voluto approfondire, ma anzi minimizzare e insabbiare l’intera vicenda, forse per non preoccupare l’opinione pubblica, o per chissà quali altri accordi di “riappacificazione”.
E così, come la sparizione della relazione di Sartori al capitano Dal Sasso, il mancato processo a Longoni e a Fiore, il silenzio e l’inattività degli Alleati, anche il comunicato pubblico affisso prontamente dall’Amministrazione Comunale di Montecchio Maggiore, non fa altro che accrescere i sospetti:
UNA GRAVE SCIAGURA HA COLPITO IL NOSTRO PAESE!
Una tremenda esplosione, dovuta a caso fortuito non ben determinato, esclusa quindi per concorde ammissione di persone responsabili ed inquirenti, ogni ipotesi di sabotaggio, ha distrutto lo stabile dell’Asilo Infantile e provocato numerose vittime tra i VALOROSI PATRIOTI, lì accasermati per la tutela dell’ordine pubblico.
IL COMITATO DI LIBERAZIONE E L’AMMINISTRAZIONE CIVICA
di MONTECCHIO MAGGIORE
anche a nome di tutta la Cittadinanza si associano al gravissimo lutto del BATTAGLIONE “ISMENE” e delle FAMIGLIE così duramente colpite, e mandano alle vittime il memore saluto.
Montecchio Maggiore, 10 Maggio 1945.
I funerali avranno luogo SABATO 12 corr. alle ore 10 a spese del Comune
ad essi sono invitati tutti i cittadini.
Un ulteriore elemento inquietante della vicenda è l’appartenenza, o quantomeno la vicinanza, di tutti i possibili esecutori della strage di Montecchio Maggiore al servizio d’intelligence nazista, il BdS-SD e alla “Banda Carità”, quasi che l’attentato contro i garibaldini fosse una ulteriore esibizione di capacità per
“…dimostrare agli Alleati, “in piccolo”, come ha scritto Zimmer, la propria professionalità e l’efficacia dell’azione anti-comunista” (C. Gentile).
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